Grazie Yahoo!

Il distaccamento di Hong Kong del celebre motore di ricerca, stando alle accuse sollevate da Reporters Sans Frontieres, potrebbe essere un collaboratore di primo piano nella caccia al cyberdissidente lanciata dalle autorità della Repubblica Popolare Cinese.

Yahoo! Holdings Ltd, società parzialmente controllata dal governo di Pechino, avrebbe fornito importanti dati personali riguardo ad un utente particolarmente scomodo: il giornalista Shi Tao, collaboratore di un noto quotidiano finanziario locale.

Shi Tao, come sottolinea il Commitee to Protect Journalists, è stato condannato a 10 anni di prigionia per aver divulgato in tutto il mondo alcune “direttive segrete” emanate da Pechino: veri e propri divieti rivolti ai direttori di tutte le testate nazionali, scritti con tono intimidatorio, che stabilivano il divieto di raccontare il quindicesimo anniversario della rivolta di Piazza Tiananmen, svoltosi lo scorso giugno.
I poliziotti, forti della piena collaborazione di Yahoo!, hanno potuto risalire alle email inviate da Shi Tao. Rintracciare l’abitazione del dissidente è stato un gioco da ragazzi: ottenuto l’indirizzo IP del computer di Shi Tao, le novelle guardie rosse telematiche hanno immediatamente provveduto alla cattura dell’indiziato.

Cosa sarebbe accaduto se Yahoo!, che dovrebbe ben conoscere la lunga storia di condanne infilitte dal regime pechinese a giornalisti, blogger e utenti internet, avesse rifiutato di fornire i dati dell’utente? Non è difficile prevederlo: il più grosso portale americano sarebbe stato messo in croce dalle autorità cinesi, avrebbe subìto l’ostracismo del Governo e avrebbe probabilmente dovuto dire addio alle proprie speranze di conquista di un lucroso mercato.

Ma non sarebbe accaduto solo questo. Se una net company delle dimensioni di Yahoo! si fosse opposta alla richiesta, non solo Shi Tao sarebbe probabilmente ancora a piede libero ma il terremoto commerciale causato dalla reazione delle autorità cinesi avrebbe avuto una eco senza precedenti sui media di tutto il Mondo.

Nel caso di Yahoo!, ma non dubitiamo che qualunque altra grande società si sarebbe comportata nello stesso modo, fornire quelle informazioni è stata una forma di opportunismo politico, malcelata dietro la necessità di aderire alle leggi di un paese che soffoca con la galera, o peggio, chi compie l’assurdo delitto di dire quello che pensa.

Per questo Clinton non l’ha detta tutta, perché se non ci sono state fin qui conseguenze commerciali dalle assurdità politiche cinesi lo si deve alla complicità dei governi di mezzo mondo, del WTO, e di società di grosso calibro, pronte a tutto pur di accaparrarsi una fetta di torta alla soia.

Gilberto Mondi