Intervista a Robie C.

Le sue radici sono ancorate negli anni ’80 e, pertanto, il suo amore per la musica Dance. Lui e italiano ma vive tra Svizzera e Italia.Il cantante ha compiaciuto nelle sue serata generazioni, con i suoi brani cantati dagli anni ’60 ai ’80. Con il suo primo brano ‘I Promised Myself’ l’artista anticipa il suo prossimo primo album “Flashback” che uscirà quest’anno. Detto questo, conosciamo meglio Robie C.

Chi c’è dietro Robie C. ?
“Un tipo abrasivo semplice, il vicino di casa, comunicativo molto aperto e semplice. Mi piace fare della buona conversazione, il buon cibo di tanto in tanto un po’ di risposo. Mi godo le uscite con gli amici o trascorro dei momenti con la mia famiglia, i miei genitori per me sono momenti felici. Qui, nella casa dove abito ho un grande terrazzo che può essere utilizzato per l’utilizzo condiviso di tutti i residenti presenti. Cosi siamo spesso un piccolo gruppo a goderci la splendida vista sul lago di Zurigo con un bicchierino di vino italiano”.

Dove hai preso il nome Robie C.?
“Ho fatto delle ricerche in rete, quale possa esser il nome più vicino al mio nome nativo. Per me era importante che si possa ricordare e che si può esprimere bene. Cosi ci siamo messi al tavolino e ci abbiamo pensato un po’ uno che mi sarebbe piaciuto e il nome di un mio caro amico Bobby Corea. I Miei amici come anche famigliari già da piccolo mi chiamono Robie, cosi abbiamo scelto Robie C. come nome più adatto al progetto”.

Da dove vieni?
“Ho la doppia cittadinanza sia italiana che svizzera. Per me è stato sempre un sogno potere abitare nei pressi del lago di Zurigo. Naturalmente , mi piace andare nella mia altra casa in Italia , non voglio perdere le mie origini per questo mi e molto importante non perdere di vista il mio paese. L’Italia è un grande paese con molte impressioni culturali che mi ispirano anche qui, naturalmente. La cultura è molto importante per me, mi piacciono le diverse impressioni che posso vincere durante i miei soggiorni. Poi i miei genitori sono emigrati per ciò l’Italia mi sta molto vicina al cuore”.

Sei nato e cresciuto in svizzera?
“Sì, sono cresciuto in svizzera e ho fatto gli studi e etc. sono stati anni molti felici. Anche se non ero il tipo di scuola ed neanche tanto entusiasta nello sport. Gli sport di squadra non erano proprio il mio genere, preferivo le lingue e la musica”.

Quali sono i tuoi obiettivi personali?
“I miei obiettivi le ho definiti molto presto, fin dall’infanzia ad ora ho avuto ampia formazione in canti e ballo. Purtroppo da parte dei miei genitori, che hanno lavorato duramente tutta la vita, per permettere a noi figli una vita buona, ho dovuto imparare una professione, prima di potermi concentrare di più sul mio lavoro di oggi. Beh, visto che ho completato l’apprendistato, ma il canto e intrattenitore, l’ho sempre avuto in mente, ho proseguito con la mia carriera musicale. Ho avuto tante impressioni e in paramenti da passare ma la mia educazione è andare avanti non guardare in dietro. Alzarsi e proseguire. Per ogni batosta presa, mi sono rialzato e ho continuato per la mia strada fin ora. E stato un periodo molto istruttivo. Nella vita non si smette mai ad imparare. Ho già avuto l’opportunità di poter lavorare con gente di fama del mondo dello spettacolo, è mi auguro che cene saranno ancora tante collaborazioni”.

Quali sono le tua influenze musicali?
“Influenze musicali ci sono molti da Prince, Madonna , Cher , Bob Dylan , Tina Turner su artisti italiani come ; Eros Ramazzotti , Javanotti , Antonello Venditti e , naturalmente , molti risalenti alle scoperte 60 a 80″.

Quando avuto origine l’idea per la produzione di queste canzoni?
“In un evento in svizzera ho incontrato i produttori cosi eravamo presenti entrambi in una giuria professionale per giovani talenti. Dopo diversi incontri al lago di Zurigo e autogrill, sono nate le idee. Penso che una delle domande qui deve ancora venire, perché ci siamo incontrati sulla stazione di servizio autostradale è la semplice ragione, lo studio è un po’ fuori l’itinerario normale e questi luoghi sono piuttosto neutrali, per potersi concentrare sull’essenziale”.

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