La possibilità di scegliere il Bene

«Credo che alla parola «libertà» spetti la palma tra le nostre parole più usate e abusate. La usiamo praticamente per indicare in blocco tutto ciò che è valido e positivo, mettendo sull’altro piatto della bilancia tutto ciò che è negativo: intolleranza, totalitarismo, violenza. Ma ci preoccupiamo pochissimo di guardare la «libertà» più da vicino, di guardare cioè anche la libertà con occhi critici, di considerare i problemi che suscita. Abbiamo fatto della libertà un mito, forse il vero mito del nostro tempo. In realtà, la nostra vita di uomini contemporanei è molto spesso condizionata da un’infinità di regole e di limiti, di obblighi da adempiere: proprio per questo, forse, la libertà, non essendo poi così reale, possiamo sentirla e sventolarla come un ideale, o come un mito appunto.

Proiettata ad altezze sublimi, la libertà è venuta sempre più perdendo, in pratica, la sua concretezza, il suo contenuto. I troppi significati, le troppe accezioni che la parola libertà è venuta assumendo attraverso i secoli, a seconda delle diverse dottrine e interpretazioni, hanno finito per consumarla, per ridurla a poco più di un retorico flatus vocis, buono per tutte le occasioni. Se fosse possibile, proporrei volentieri di abolire l’uso della parola almeno per qualche anno, tanto da disintossicarci e darci il tempo di riflettere. Ci sono altre parole, come “Dio” o “spirito”, alle quali un analogo trattamento farebbe sicuramente altrettanto bene.

Detto così in due parole, i filosofi medievali pensavano alla libertà come possibilità, da parte dell’uomo, di scegliere il bene: il suo bene, quello cioè che è conforme alla sua natura e ai suoi autentici bisogni. Ma questo presupponeva una visione del mondo che aveva al vertice il “bene sommo”, cioè Dio, e tutto era ordinato in funzione di quello.

Quando con l’avvento della modernità, con l’affermazione dell’assoluta autonomia dell’uomo, questo riferimento non è più primario, la libertà perde il suo fondamento certo.
Qual è, allora, il bene per l’uomo, che la libertà dovrebbe scegliere?

Si moltiplicano così anche i modi d’intendere la libertà: ce ne sono specie diverse, applicabili ad ambiti diversi.

La libertà è stata intesa per esempio come spontaneità: l’uomo è considerato libero quando nulla dall’esterno lo costringe in un senso o nell’altro, obbligandolo a essere in un modo o nell’altro. L’uomo è libero, allora, nello stesso senso in cui un albero è libero secondo le sue potenzialità, senza che nessuno cioè forzi la sua crescita piegandolo o potandone i rami. Ma in realtà ogni uomo, oltre ai suoi condizionamenti biologici, è condizionato da innumerevoli altre circostanze ambientali, sicché sembra addirittura impossibile concepire una scelta umana che non sia anche la conseguenza di ciò che dall’esterno lo determina a essere e a comportarsi in un certo modo.

Sebbene la società, dal punto di vista politico e giuridico, abbia in qualche modo definito l’ambito della libertà del singoli, la cultura moderna e contemporanea si è affaticata intorno al problema della libertà senza riuscire a pervenire a una soluzione, ma dibattendosi piuttosto in sempre più radicali contraddizioni.»

(Dal testo di Sergio Quinzio sul tema della «Libertà», preparato per una riflessione su «Religione e potere» promossa nel 1986 dal Teatro Franco Parenti di Milano nell’ambito del ciclo di incontri «Processo alla cultura». Il testo è stato ritrovato dallo studioso e critico teatrale Andrea Bisicchia e pubblicato da Avvenire, 18 ottobre 2009)

Fonte: ungranellodisale.blogspot.it

Tratto da: Una casa sulla roccia