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Ops! Mister Gay 2015 è di destra, critica il Pride e pensa che «la Manif Pour Tous non sia omofoba»

– di Leone Grotti –

Non l’hanno bollato esplicitamente come omofobo, ma poco ci è mancato. E sarebbe stato alquanto strano, essendo lui stato eletto «Mister Gay 2015». Parliamo di Matthieu Chartraire, vincitore del concorso di bellezza lanciato dal magazine lgbt francese Têtu. Ma che cosa ha fatto di male questo ragazzo di 22 anni per aver costretto il periodico francese a cambiare le regole del concorso, «così che gente come lui non possa più partecipare?».

GAY E VEGETARIANO. Dal punto di vista fisico, come si può giudicare dalla foto, Matthieu ha tutte le carte in regola per partecipare e vincere un concorso di bellezza. Ma anche dal punto di vista del politicamente corretto, il ragazzo è ben instradato: oltre (ovviamente) a essere gay, Matthieu è vegetariano dall’età di 16 anni e «non vedo l’ora di parlare della causa animale e delle sofferenze che ancora patiscono troppi animali». Bingo.

FRONT NATIONAL. Qual è allora il problema? Il problema è che Mister Gay 2015 è di destra e non odia neanche la Manif Pour Tous. A dicembre Matthieu, dopo aver vinto, ha scritto su Facebook di essersi iscritto al Front National, il partito di Marine Le Pen accusato un giorno sì e l’altro pure di essere responsabile di (quasi) tutti i mali del mondo. Le Pen è votata da milioni di francesi ma per i benpensanti è e sarà sempre impresentabile.

“TOLLERANTI” E SOCIALISTI. Come dichiarato pochi giorni fa da un responsabile di Têtu a Libération, «noi siamo un giornale tollerante, progressista e di sinistra. È vero che facciamo un concorso di bellezza ma ora chiederemo ai partecipanti di firmare una carta di valori, così che persone [come Matthieu] non possano più partecipare». Alla faccia della tolleranza.

Non l’hanno bollato esplicitamente come omofobo, ma poco ci è mancato. E sarebbe stato alquanto strano, essendo lui stato eletto «Mister Gay 2015». Parliamo di Matthieu Chartraire, vincitore del concorso di bellezza lanciato dal magazine lgbt francese Têtu. Ma che cosa ha fatto di male questo ragazzo di 22 anni per aver costretto il periodico francese a cambiare le regole del concorso, «così che gente come lui non possa più partecipare?».

GAY E VEGETARIANO. Dal punto di vista fisico, come si può giudicare dalla foto, Matthieu ha tutte le carte in regola per partecipare e vincere un concorso di bellezza. Ma anche dal punto di vista del politicamente corretto, il ragazzo è ben instradato: oltre (ovviamente) a essere gay, Matthieu è vegetariano dall’età di 16 anni e «non vedo l’ora di parlare della causa animale e delle sofferenze che ancora patiscono troppi animali». Bingo.

FRONT NATIONAL. Qual è allora il problema? Il problema è che Mister Gay 2015 è di destra e non odia neanche la Manif Pour Tous. A dicembre Matthieu, dopo aver vinto, ha scritto su Facebook di essersi iscritto al Front National, il partito di Marine Le Pen accusato un giorno sì e l’altro pure di essere responsabile di (quasi) tutti i mali del mondo. Le Pen è votata da milioni di francesi ma per i benpensanti è e sarà sempre impresentabile.

“TOLLERANTI” E SOCIALISTI. Come dichiarato pochi giorni fa da un responsabile di Têtu a Libération, «noi siamo un giornale tollerante, progressista e di sinistra. È vero che facciamo un concorso di bellezza ma ora chiederemo ai partecipanti di firmare una carta di valori, così che persone [come Matthieu] non possano più partecipare». Alla faccia della tolleranza.

Fonte: Tempi

Cristiani perseguitati nel silenzio complice delle potenze

Oggi tanti cristiani continuano ad essere perseguitati, nel silenzio complice di tante potenze: è quanto ha detto il Papa durante la Messa del mattino a Casa Santa Marta. Era presente il nuovo Patriarca di Cilicia degli Armeni, Gregorio Pietro XX Ghabroyan, cui Papa Francesco aveva concesso la Comunione ecclesiastica con una lettera del 25 luglio scorso e che ha concelebrato insieme al Pontefice compiendo il rito dello scambio delle Sacre Specie, a conferma della radice eucaristica della comunione tra il Vescovo di Roma, che presiede nella carità, e la Chiesa Patriarcale di Cilicia degli Armeni. Tra i concelebranti anche il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, e tutti i vescovi membri del Sinodo della Chiesa Patriarcale Armeno Cattolica.

Scribi e farisei sono fuori di sé dalla collera perché Gesù ha compiuto un miracolo di sabato e discutono su come ucciderlo. Prendendo spunto dal Vangelo del giorno, Papa Francesco parla delle persecuzioni che subiscono i cristiani, ancora oggi “forse più che nei primi tempi”: sono “perseguitati, uccisi, cacciati via, spogliati solo per essere cristiani”: “Cari fratelli e sorelle, non c’è cristianesimo senza persecuzione! Ricordatevi l’ultima delle Beatitudini: quando vi porteranno nelle sinagoghe, vi perseguiteranno, vi insulteranno, questo è il destino del cristiano. E oggi, davanti a questo fatto che accade nel mondo, col silenzio complice di tante potenze che potevano fermarlo, siamo davanti a questo destino cristiano. Andare sulla stessa strada di Gesù”.

Il Papa ricorda “una delle tante grandi persecuzioni, quella del popolo armeno”: “La prima nazione che si è convertita al cristianesimo: la prima. Perseguitata soltanto per il fatto di essere cristiani. Noi oggi, sui giornali, sentiamo orrore per quello che fanno alcuni gruppi terroristici, che sgozzano la gente solo per essere cristiani… Pensiamo a questi martiri egiziani, ultimamente, sulle coste libiche, che sono stati sgozzati mentre pronunciavano il nome di Gesù”.

“E il popolo armeno – ha proseguito – è stato perseguitato, cacciato via dalla sua patria, senza aiuto, nel deserto”. Questa storia – ha osservato – è cominciata con Gesù: quello che hanno fatto “con Gesù, durante la storia è stato fatto con il suo Corpo, che è la Chiesa. Oggi – ha detto Papa Francesco – vorrei, in questo giorno della nostra prima Eucaristia, come fratelli vescovi, a te, caro fratello Patriarca e a tutti voi vescovi e fedeli e sacerdoti armeni, abbracciarvi e ricordare questa persecuzione che avete sofferto e ricordare i vostri santi, tanti santi morti di fame, di freddo, nella tortura, nel deserto per essere cristiani!”.

Il Signore – è la preghiera del Papa – “ci dia una piena intelligenza per conoscere” il “Mistero di Dio che è in Cristo” e “porta la Croce, la Croce della persecuzione, la Croce dell’odio, la Croce di quello che viene dalla collera” dei persecutori che è suscitata dal “padre del male”:

“Che il Signore, oggi, ci faccia sentire nel Corpo della Chiesa l’amore per i nostri martiri e anche la nostra vocazione martirale. Noi non sappiamo cosa accadrà qui. Non lo sappiamo! Ma che il Signore ci dia la grazia, se un giorno accadesse questa persecuzione qui, del coraggio e la testimonianza che dato avuto tutti questi cristiani martiri e specialmente i cristiani del popolo armeno”.

Oltre 4mila militanti di ISIS entrati in Europa come profughi

Più di 4mila militanti dell’organizzazione terroristica dello “Stato Islamico” (ISIS) sono entrati nell’Unione Europea nei panni dei profughi, segnala il giornale “Sunday Express” riferendosi alle dichiarazioni di una fonte nel gruppo fondamentalista. Secondo il jihadista, l’operazione per il trasferimento dei militanti in Europa ha avuto successo.

La fonte ha detto che combattenti di ISIS si sono infiltrati nel flusso di profughi nelle città portuali turche di Smirne e Mersin, da cui attraverso il Mediterraneo si dirigono verso l’Italia. In seguito i membri di ISIS si recano in altri Paesi europei, in particolare in Svezia e Germania.

Questa informazione è stata confermata da 2 scafisti locali.

Secondo la testimonianza di uno di loro, “ha aiutato almeno 10 terroristi ad entrare in Europa. Alcuni hanno detto che vogliono visitare le loro famiglie, altri “per essere pronti”, “- ha raccontato.

La fonte nell’ISIS ha detto che l’infiltrazione dei militanti rappresenta l’inizio della vendetta per i raid aerei effettuati dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti.

“Vogliamo instaurare un Califfato, non solo in Siria, ma in tutto il mondo”, — ha detto.

Tuttavia ha ipotizzato che gli attacchi si concentreranno contro i governi e le istituzioni occidentali, piuttosto che contro cittadini comuni.

OMOSESSUALITA’: LA RIVOLUZIONE CONSERVATRICE DI PAPA FRANCESCO!

In occasione del 35° anniversario dalla sua fondazione l’Apostolato cattolico Courage, che offre accompagnamento pastorale alle persone omosessuali per realizzarsi pienamente nella castità, ha celebrato a Chicago (30 luglio-2 agosto 2015), il primo di una serie di eventi di grande risonanza che ci accompagneranno fino al prossimo Sinodo sulla Famiglia, con un tema unico: l’autentica cura pastorale delle persone omosessuali.

Nel corso della conferenza si sono succeduti relatori laici e religiosi sul tema della cura pastorale delle persone omosessuali, cui sono dedicati anche tre specifici seminari riservati rispettivamente al clero, ai professionisti della salute mentale ed agli operatori pastorali, che hanno luogo contestualmente. Tra i temi trattati con frequenti riferimenti al magistero di Papa Francesco: la castità, la gioia, l’amicizia, fedeltà, valore delle relazioni nella definizione della nostra identità, discernimento, autentica felicità e perdono. Ai relatori principali è affiancato un ricco programma di workshop su specifici aspetti del comunicare la fede in un mondo in rapido mutamento.

Per chi vi ha partecipato, come chi scrive queste note ed altre centinaia di giovani da tutto il mondo, sono state giornate spiritualmente fruttuose in cui si è potuto apprezzare l’opera dello Spirito Santo nella fratellanza offerta dalla Chiesa per curare le ferite spirituali dei suoi figli (leggi QUI l’intervista a Papa Francesco).

L’evento si è concluso con la S. Messa celebrata da S.E.R. ilCardinale Edwin O’Brien, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che ha ricordato come già alla fine del 1979 il venerabile Cardinale T. Cooke avesse avviato speciali programmi di autentica pastorale, come Courage, per andare incontro lì dove sono e accompagnare alla fede coloro che vivono in quelle, che oggi possiamo chiamare “periferie esistenziali”, in particolar modo divorziati risposati, persone con attrazione per lo stesso sesso e seguaci dei nuovi culti.

Tra pochi giorni la Diocesi di Detroit in collaborazione con l’Apostolato Courage organizza un convegno dedicato alla formazione del clero “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Accogliere ed accompagnare i nostri fratelli e le nostre sorelle con attrazione per lo stesso sesso” che si svolgerà dal 10 al 12 agosto 2015 a Plymouth, Michigan. Tra i  relatori S.E.R. il Cardinale Thomas Collins, Arcivescovo di Toronto, S.E.R. Mons. Allen Vigneron, Arcivescovo di Detroit, don Paul Check, direttore internazionale dell’Apostolato Courage e la professoressa Janet Smith (CLICCA QUI per leggere l’intervista rilasciata a Zenit), Consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia e docente di bioetica.  Al convegno di formazione del clero sulla cura pastorale delle persone omosessuali sono attesi almeno 400 partecipanti. Per i dettagli del programma CLICCA QUI.
L’Apostolato Courage sarà presente anche a Philadelphia in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie “Una casa per i cuori feriti”, con un proprio stand informativo fisso e alcuni eventi che verranno specificati nel programma. Per le catechesi preparatorie dell’incontro CLICCA QUI.

Termina questo ciclo di eventi un incontro romano previsto per i primi di ottobre per contribuire a rispondere ai quesiti posti dai Lineamenta del Sinodo, a pochi giorni dall’inizio di questo grande momento di discussione collegiale della Chiesa.

Nel corso della conferenza si sono succeduti relatori laici e religiosi sul tema della cura pastorale delle persone omosessuali, cui sono dedicati anche tre specifici seminari riservati rispettivamente al clero, ai professionisti della salute mentale ed agli operatori pastorali, che hanno luogo contestualmente. Tra i temi trattati con frequenti riferimenti al magistero di Papa Francesco: la castità, la gioia, l’amicizia, fedeltà, valore delle relazioni nella definizione della nostra identità, discernimento, autentica felicità e perdono. Ai relatori principali è affiancato un ricco programma di workshop su specifici aspetti del comunicare la fede in un mondo in rapido mutamento.

Per chi vi ha partecipato, come chi scrive queste note ed altre centinaia di giovani da tutto il mondo, sono state giornate spiritualmente fruttuose in cui si è potuto apprezzare l’opera dello Spirito Santo nella fratellanza offerta dalla Chiesa per curare le ferite spirituali dei suoi figli (leggi QUIl’intervista a Papa Francesco).

L’evento si è concluso con la S. Messa celebrata da S.E.R. ilCardinale Edwin O’Brien, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che ha ricordato come già alla fine del 1979 il venerabile Cardinale T. Cooke avesse avviato speciali programmi di autentica pastorale, come Courage, per andare incontro lì dove sono e accompagnare alla fede coloro che vivono in quelle, che oggi possiamo chiamare “periferie esistenziali”, in particolar modo divorziati risposati, persone con attrazione per lo stesso sesso e seguaci dei nuovi culti.

Tra pochi giorni la Diocesi di Detroit in collaborazione con l’Apostolato Courage organizza un convegno dedicato alla formazione del clero “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Accogliere ed accompagnare i nostri fratelli e le nostre sorelle con attrazione per lo stesso sesso” che si svolgerà dal 10 al 12 agosto 2015 a Plymouth, Michigan. Tra i  relatori S.E.R. il Cardinale Thomas Collins, Arcivescovo di Toronto, S.E.R. Mons. Allen Vigneron, Arcivescovo di Detroit, don Paul Check, direttore internazionale dell’Apostolato Courage e la professoressa Janet Smith (CLICCA QUI per leggere l’intervista rilasciata a Zenit), Consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia e docente di bioetica.  Al convegno di formazione del clero sulla cura pastorale delle persone omosessuali sono attesi almeno 400 partecipanti. Per i dettagli del programma CLICCA QUI.
L’Apostolato Courage sarà presente anche a Philadelphia in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie “Una casa per i cuori feriti”, con un proprio stand informativo fisso e alcuni eventi che verranno specificati nel programma. Per le catechesi preparatorie dell’incontro CLICCA QUI.

Termina questo ciclo di eventi un incontro romano previsto per i primi di ottobre per contribuire a rispondere ai quesiti posti dai Lineamenta del Sinodo, a pochi giorni dall’inizio di questo grande momento di discussione collegiale della Chiesa.

Facebook e il dono della discrezione

– di Bernard Sawicki –

Sui profili di Facebook impazzano notizie, foto, filmati sulle nostre vacanze. Che luoghi belli abbiamo visitato! Quanto siamo stati bene con le persone che amiamo! Che carini i nostri bambini sullo sfondo di questi paesaggi esotici! Tutto viene documentato subito e mostrato sulla nostra pagina. Alcuni fanno i selfie persino con il Santo Padre. Va bene. La tecnica ci fornisce tutte queste belle possibilità.

Nell’euforia delle nostre condivisioni dalle vacanze vale la pena, tuttavia, essere un po` sensibili alle persone che forse vorrebbero – ma non possono – viaggiare tanto come noi. Alle persone che proprio adesso soffrono dopo perdita della persona che amavano. Alle persone che magari vorrebbero avere bambini ma non possono. Cosa possono sentire e pensare vedendo la nostra felicità?

Nell’epoca dell’aggressività informativa, una giusta misura nella trasmissione di notizie da parte nostra sembra necessaria, anzi salvifica. La tradizione monastica conosce questa virtù come discrezione, l’arte di una sensibilità pratica. Non è giusto aumentare da parte nostra la pressione nei confronti delle persone; eppure, molto spesso, contribuiamo anche noi, facendo agli altri ciò che vogliamo evitare a noi stessi.
Quando qualcuno ci chiede qualcosa, spesso rifiutiamo, spiegando che siamo occupati etc. La persona che ci chiede, molte volte dopo aver superato tante paure – viene respinta e rimane da sola con il suo problema. San Benedetto, nel versetto 13. del capitolo XXXI della sua Regola raccomandava all’economo che, se non può concedere quanto gli è stato richiesto, dia almeno una risposta caritatevole. È un’arte dell’amore per il prossimo mostrare almeno una certa comprensione.

Nonostante tanti comportamenti narcisistici attorno a noi, dobbiamo ricordarci (comprendere) sempre che non viviamo da soli. Le nostre parole, gesti, decisioni provocano varie reazioni. Nell’epoca dell’onnipresenza dei mezzi di comunicazione, tutto ciò che comunichiamo è diventato un campo immenso d’influsso che possiamo avere: del bene che possiamo trasmettere, come anche del male che possiamo suscitare. Avere questa consapevolezza, è esso stesso un messaggio da trasmettere quasi con ogni clic nei nostri portali social. Spesso più piccolo della parole, ma potenzialmente molto più forte e, speriamo, consolante…

fr. Bernard Sawicki osb
Coordinatore dell’Istituto Monastico all’Ateneo Pontificio Sant’ Anselmo
www.anselmianum.com

Fonte: Interris

La Tv di Stato cinese scopre Gesù Cristo

– di Rino Cammilleri –

Un lettore, la cui moglie è taiwanese, mi ha segnalato quando segue. Nel marzo di quest’anno la tivù nazionale cinese (CCT, Central Chinese Television) ha mandato in onda un documentario di tre quarti d’ora su Gesù, presentato come «l’uomo che ha cambiato la storia del genere umano».

Tenendo conto del fatto che il cristianesimo in Cina non ha vita facile per opera del partito comunista al potere (totale), un’ammissione del genere fatta dalla televisione governativa non è cosa di poco conto. D’altra parte, anche il marxismo è nato in casa cristiana, e il Comitato Centrale maoista lo sa. Sa anche perfettamente che si tratta di un’eresia cristiana secolarizzata che al di fuori dell’alveo cristiano non sarebbe stata neppure concepita. Diversi anni fa, uno studio commissionato da Pechino sulle cause della superiorità tecnologica occidentale ebbe un risultato unanime: la filosofia cristiana, basata sulle parole dell’uomo che ha cambiato la storia del genere umano. Dopo la trasmissione del marzo, la CCT fu letteralmente sommersa di richieste di acquisto del dvd, quasi un milione entro la fine dello stesso mese. Il lungometraggio iniziava con questa presentazione: La vita e la morte di un uomo che ha colpito la mente di molti, cambiato il destino di un impero e influenzato l’intero corso della storia umana.

L’economista Zhao Bo, commentando il documentario, ha ammesso che «la morte di Gesù» ha davvero «cambiato il mondo» in ogni suo aspetto. Non solo «cambiando» il più potente impero del mondo, quello romano, ma ha anche portato la civiltà cristiana occidentale a diventare l’apice della storia e il sinonimo stesso di civiltà. Il documentario ha ripercorso passo passo la nascita e la crescita del cristianesimo, soffermandosi sulle persecuzioni dei primi secoli e finendo con l’ammettere – significativamente, data la situazione cinese attuale – che «più lo si perseguita, più prospera». La sorpresa è stata lo scoprire che l’ammiratissimo Napoleone a sua volta ammirava Gesù. Vengono citate le sue parole a Sant’Elena, poco tempo prima della morte. Dice il grande stratega e imperatore di aver «spazzato tre continenti» ma invano; Gesù, invece, «senza un solo soldato», ha conquistato un terzo dei cuori umani. Zhao Bo aggiunge che pur «senza un solo soldato» per miliardi persone Gesù è il Re dei Re. Non solo: non ha lasciato «una riga di testo» ma la «maggior parte dei libri del mondo» sono stati scritti per lui. La capacità espansiva del cristianesimo è tale che non lo si può più identificare con l’Occidente, quantunque le nazioni in assoluto più sviluppate siano tutte cristiane; infatti, il numero dei cristiani non occidentali ha superato gli altri.

Ma al governo cinese interessa solo l’aspetto scientifico e tecnologico. Ebbene, proprio la sezione che si occupa degli affari religiosi nel 2003 ha dovuto constatare che dal 1901 al 1996, su un totale di 639 insigniti del Premio Nobel, 596 erano cristiani (pari al 93,2% del totale); la religione ebraica era rappresentata da 8 persone, 8 erano i buddisti, 4 i musulmani, 2 gli induisti e 21 gli agnostici. L’economista osserva che il calcolo governativo e la particolare attenzione alla faccenda è dovuta al fatto che l’inarrestabile espansione economica cinese sta incontrando il suo «collo di bottiglia» nell’etica. I dirigenti la chiamano «decadenza morale» e «mancanza di integrità» (noi la chiamiamo corruzione e cinismo egoista, e sappiamo che è conseguenza del materialismo) e correttamente vi trovano la pietra d’inciampo anche economica. Qualcuno, come Zhao, si è accorto che i cristiani cinesi rappresentano la categoria meno esposta a questo tipo di contagio e lo stesso Zhao ricorda che il fondatore della Cina moderna, Sun Yat-sen (1866-1925), era cristiano.

Nel suo commento, infine, sottolinea il disinteressato apporto dei cristiani, di gran lunga il più significativo percentualmente, nel corso delle grandi calamità nazionali, come il terremoto del Wenchuan nel 2008 o addirittura la campagna per la donazione di sangue del dicembre 2014. Sappiamo che in Cina nulla si muove senza il permesso dell’onnipotente partito comunista: forse una crescita controllata del cristianesimo è nel suo intento, da qui il documentario di CCT9 (dei ventidue canali di stato, il 9 è quello dedicato ai documentari). Il cristianesimo, insomma, come instrumentum regni, quanto basta per lubrificare l’economia. Ma i dirigenti cinesi dimenticano che neanche il diavolo sa fare i coperchi…

Fonte: www.lanuovabq.it

MUOS. Sentenza assurda

Annullata sentenza TAR che giudicò illegittime le autorizzazioni per il sistema di comunicazioni satellitare nella base USA a Niscemi. Intervista ad Antonio Mazzeo.

– di Luciano Mirone  –

Nuovo colpo di scena nell’affaire del MUOS (Mobile User Objective System), il sistema di comunicazioni satellitare che gli Stati Uniti hanno installato in Sicilia, a Niscemi, nella provincia di Caltanissetta, dove risiede una base della Marina militare statunitense. Il Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) cancella il precedente pronunciamento del Tar (13 febbraio 2015), che invalidava la procedura con la quale la Regione Sicilia aveva rilasciato le autorizzazioni. Luciano Minore fa il punto della situazione intervistando Antonio Mazzeo, storico esponente del Comitato NO MUOS e da sempre in prima linea nella battaglia contro l’installazione del nuovo sistema militare, da molte parti ritenuto assai pericoloso per la salute degli abitanti del territorio.

L’intervista è uscita per L’Informazione, il 5 settembre 2015. Viene qui pubblicata per gentile concessione dell’autore, che ringraziamo. (pfdi)

***

 

“La sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) sul Muos di Niscemi può essere definita come un’ulteriore picconata ai più sacrosanti principi costituzionali e un gravissimo attacco al diritto alla salute di migliaia e migliaia di siciliani”.

Sono indignati gli attivisti No Muos dopo che il Cga ha annullato la sentenza del Tribunale amministrativo regionale, il quale lo scorso 13 febbraio aveva giudicato illegittime le autorizzazioni rilasciate dalla Regione siciliana in merito all’installazione del Muos di Niscemi.

Va ricordato che la struttura è stata costruita dagli Stati Uniti (63 milioni di dollari la spesa sostenuta finora) per completare la quarta stazione di terra che dovrebbe essere preposta – attraverso un sistema satellitare – alle comunicazioni delle forze militari nella trasmissione e nell’acquisizione dei dati emessi dai droni addetti alla sicurezza. Le altre stazioni – dotate di tre parabole del diametro superiore a 18 metri – sono ubicate in Virginia, alle Hawaii e in Australia. A Niscemi, dal 1991, sono operative 41 antenne della Marina militare americana per le comunicazioni navali. Il problema – secondo gli oppositori che si sono avvalsi di esperti molto autorevoli – è che le tre parabole, una volta entrate in funzione, saranno in grado di emettere delle onde elettromagnetiche talmente potenti che potrebbero causare malformazioni infantili e malattie come tumori, leucemie ed altro in quasi tutto il territorio siciliano.

Il timore dei No Muos è che adesso, anche se i cantieri dovessero restare sotto sequestro per ordine della Procura della Repubblica di Caltagirone (che ha ravvisato nella costruzione dell’opera dei reati urbanistico-ambientali), un verdetto del genere potrebbe condizionare il futuro iter giudiziario.

Il giornalista e scrittore Antonio Mazzeo, uno degli attivisti più impegnati contro l’impianto di Niscemi, è indignato: “Più che di contraddizioni della sentenza, parlerei di mistificazioni e di falsità, con un epilogo (quello di affidare l’ennesima verifica sulle emissioni del Muos a un comitato di cinque ‘valutatori’ – tre ministri del Governo Renzi – e due ‘esperti’ nominati dal Cnr e dal Consiglio Universitario Nazionale) che conferma la totale subalternità dei giudici all’esecutivo. Si fa tabula rasa di decine di studi scientifici indipendenti e di due perizie tecniche ordinate dal Tar di Palermo, che hanno evidenziato le gravissime criticità del progetto e i pericoli per la salute, per l’ambiente e per il traffico aereo. È stata provata processualmente e in sede scientifica la pericolosità delle emissioni del Muos e delle 46 antenne, senza che mai alcuna istituzione si sia preoccupata di informare la gente”.

Per capire quanto sia delicata la vicenda Muos, basta leggere ciò che scrive lo scorso 7 luglio Emanuela Fontana de ilgiornale.it: “Nei giorni scorsi il consolato americano a Napoli aveva fatto sapere che, in caso di un ennesimo ‘no’ al Muos da parte dei giudici italiani, la vicenda sarà gestita dagli Stati Uniti con minore pazienza“.

Infatti, prosegue il quotidiano della famiglia Berlusconi, “nell’eventualità in cui il Cga dovesse confermare i rilievi del Tar, per il governo Renzi si aprirebbe una strada irta di difficoltà”.

I No Muos contestano la sentenza anche su un piano costituzionale?

“Certamente. Con l’istituzione delle basi Nato si è in presenza di gravi violazioni degli articoli 11, 80 e 87. I giudici del Cga arrivano a mettere in dubbio le stesse funzioni del Muos per la conduzione delle guerre moderne con droni e sistemi di guerra di distruzione di massa, giungendo a ignorare che il sistema satellitare non è un programma discusso e finanziato all’interno dell’Alleanza Atlantica, ma bensì di proprietà e uso esclusivo delle forze armate degli Stati Uniti d’America. Per non dimenticare come sia stato svilito il cosiddetto ‘principio di precauzione’, uno dei capisaldi del diritto internazionale a difesa della salute umana e dell’ambiente, arrivando perfino a capovolgere l’onere della prova dell’eventuale pericolosità dell’impianto”.

In che senso?

“Per i giudici dovevano essere gli amministratori locali e gli attivisti del No Muos a provare la pericolosità delle onde elettromagnetiche emesse dalle antenne e non le aziende produttrici, la Marina militare Usa o le autorità governative italiane. Quella del Cga è indubbiamente una sentenza gravissima, regressiva da ogni punto di vista sul piano giuridico e politico”.

Con quali motivazioni il Cga contraddice la sentenza del Tar?

“Il Cga, con affermazioni inaccettabili e fondate sul nulla, si spinge a dichiarare illegittimi gli atti di annullamento delle autorizzazioni regionali (marzo 2013), malgrado siano state più volte accertate le gravi carenze istruttorie da parte di numerosi soggetti. Accertamenti fatti, ricordo, non solo durante il lungo procedimento davanti al Tar di Palermo, ma dalla stessa Procura della Repubblica di Caltagirone, che per due volte ha ordinato il sequestro dei cantieri Muos per manifesta violazione delle normative urbanistiche e ambientali. Il Cga non fa alcun accenno al luogo in cui il Muos è stato realizzato, la riserva naturale ‘Sughereta’, area protetta dalle normative europee, nazionali e regionali, e allo straordinario patrimonio naturale. Non fa un accenno neanche ai rilievi delle emissioni esistenti nell’area, ben al di sopra dei parametri di legge, e ciò senza che sia ancora entrato in funzione il Muos, come provato dalla stessa Arpa Sicilia, dagli studi indipendenti del Politecnico di Torino e dall’equipe scientifica che ha collaborato con i No Muos, costituita dai maggiori esperti in campo mondiale sui pericoli dell’elettromagnetismo”.

Qual è attualmente la situazione del Muos dal punto di vista giuridico?

“La sentenza del Cga non ha effetti perlomeno diretti sul decreto di sequestro dei cantieri emesso dai giudici di Caltagirone, atto su cui presto dovrà esprimersi nel merito il Tribunale della libertà di Catania. Si tratta di organi giudiziari – sulla carta – ‘autonomi’ e ‘indipendenti’ dal potere politico. Ciò ci consente di sperare che ci siano ancora margini di manovra in campo tecnico-giuridico per bloccare il programma di morte. Voglio ricordare però che i No Muos non hanno mai hanno privilegiato la battaglia in sede giudiziaria, coscienti che la questione è di valenza politica. Solo la mobilitazione dal basso e le azioni dirette possono contribuire a imporre un cambio di direzione nelle gravi scelte in ambito militare dei diversi governi succedutisi alla guida del paese”.

Con la sentenza del Cga cosa succederà?

“La sentenza impone al Movimento No Muos un’ampia riflessione su quanto accaduto in tutti questi anni e sulla ferma volontà del Governo di andare avanti nel progetto, in violazione del dettato costituzionale, delle leggi e della volontà popolare. Mi auguro un rapido rilancio della mobilitazione a tutti i livelli, locali e nazionale, perché il Muos di Niscemi, i droni di Sigonella e l’asfissiante processo di militarizzazione che investe la Sicilia e le isole minori non sono questioni di interesse meramente ‘locale’ o ‘regionale’. Ovviamente nessuno può farsi da parte, e proprio ora non ci possono essere più alibi. In gioco non è solo il futuro dei siciliani, ma le stesse possibilità di sopravvivenza dell’intera umanità”.

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