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MUOS. Sentenza assurda

Annullata sentenza TAR che giudicò illegittime le autorizzazioni per il sistema di comunicazioni satellitare nella base USA a Niscemi. Intervista ad Antonio Mazzeo.

– di Luciano Mirone  –

Nuovo colpo di scena nell’affaire del MUOS (Mobile User Objective System), il sistema di comunicazioni satellitare che gli Stati Uniti hanno installato in Sicilia, a Niscemi, nella provincia di Caltanissetta, dove risiede una base della Marina militare statunitense. Il Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) cancella il precedente pronunciamento del Tar (13 febbraio 2015), che invalidava la procedura con la quale la Regione Sicilia aveva rilasciato le autorizzazioni. Luciano Minore fa il punto della situazione intervistando Antonio Mazzeo, storico esponente del Comitato NO MUOS e da sempre in prima linea nella battaglia contro l’installazione del nuovo sistema militare, da molte parti ritenuto assai pericoloso per la salute degli abitanti del territorio.

L’intervista è uscita per L’Informazione, il 5 settembre 2015. Viene qui pubblicata per gentile concessione dell’autore, che ringraziamo. (pfdi)

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“La sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) sul Muos di Niscemi può essere definita come un’ulteriore picconata ai più sacrosanti principi costituzionali e un gravissimo attacco al diritto alla salute di migliaia e migliaia di siciliani”.

Sono indignati gli attivisti No Muos dopo che il Cga ha annullato la sentenza del Tribunale amministrativo regionale, il quale lo scorso 13 febbraio aveva giudicato illegittime le autorizzazioni rilasciate dalla Regione siciliana in merito all’installazione del Muos di Niscemi.

Va ricordato che la struttura è stata costruita dagli Stati Uniti (63 milioni di dollari la spesa sostenuta finora) per completare la quarta stazione di terra che dovrebbe essere preposta – attraverso un sistema satellitare – alle comunicazioni delle forze militari nella trasmissione e nell’acquisizione dei dati emessi dai droni addetti alla sicurezza. Le altre stazioni – dotate di tre parabole del diametro superiore a 18 metri – sono ubicate in Virginia, alle Hawaii e in Australia. A Niscemi, dal 1991, sono operative 41 antenne della Marina militare americana per le comunicazioni navali. Il problema – secondo gli oppositori che si sono avvalsi di esperti molto autorevoli – è che le tre parabole, una volta entrate in funzione, saranno in grado di emettere delle onde elettromagnetiche talmente potenti che potrebbero causare malformazioni infantili e malattie come tumori, leucemie ed altro in quasi tutto il territorio siciliano.

Il timore dei No Muos è che adesso, anche se i cantieri dovessero restare sotto sequestro per ordine della Procura della Repubblica di Caltagirone (che ha ravvisato nella costruzione dell’opera dei reati urbanistico-ambientali), un verdetto del genere potrebbe condizionare il futuro iter giudiziario.

Il giornalista e scrittore Antonio Mazzeo, uno degli attivisti più impegnati contro l’impianto di Niscemi, è indignato: “Più che di contraddizioni della sentenza, parlerei di mistificazioni e di falsità, con un epilogo (quello di affidare l’ennesima verifica sulle emissioni del Muos a un comitato di cinque ‘valutatori’ – tre ministri del Governo Renzi – e due ‘esperti’ nominati dal Cnr e dal Consiglio Universitario Nazionale) che conferma la totale subalternità dei giudici all’esecutivo. Si fa tabula rasa di decine di studi scientifici indipendenti e di due perizie tecniche ordinate dal Tar di Palermo, che hanno evidenziato le gravissime criticità del progetto e i pericoli per la salute, per l’ambiente e per il traffico aereo. È stata provata processualmente e in sede scientifica la pericolosità delle emissioni del Muos e delle 46 antenne, senza che mai alcuna istituzione si sia preoccupata di informare la gente”.

Per capire quanto sia delicata la vicenda Muos, basta leggere ciò che scrive lo scorso 7 luglio Emanuela Fontana de ilgiornale.it: “Nei giorni scorsi il consolato americano a Napoli aveva fatto sapere che, in caso di un ennesimo ‘no’ al Muos da parte dei giudici italiani, la vicenda sarà gestita dagli Stati Uniti con minore pazienza“.

Infatti, prosegue il quotidiano della famiglia Berlusconi, “nell’eventualità in cui il Cga dovesse confermare i rilievi del Tar, per il governo Renzi si aprirebbe una strada irta di difficoltà”.

I No Muos contestano la sentenza anche su un piano costituzionale?

“Certamente. Con l’istituzione delle basi Nato si è in presenza di gravi violazioni degli articoli 11, 80 e 87. I giudici del Cga arrivano a mettere in dubbio le stesse funzioni del Muos per la conduzione delle guerre moderne con droni e sistemi di guerra di distruzione di massa, giungendo a ignorare che il sistema satellitare non è un programma discusso e finanziato all’interno dell’Alleanza Atlantica, ma bensì di proprietà e uso esclusivo delle forze armate degli Stati Uniti d’America. Per non dimenticare come sia stato svilito il cosiddetto ‘principio di precauzione’, uno dei capisaldi del diritto internazionale a difesa della salute umana e dell’ambiente, arrivando perfino a capovolgere l’onere della prova dell’eventuale pericolosità dell’impianto”.

In che senso?

“Per i giudici dovevano essere gli amministratori locali e gli attivisti del No Muos a provare la pericolosità delle onde elettromagnetiche emesse dalle antenne e non le aziende produttrici, la Marina militare Usa o le autorità governative italiane. Quella del Cga è indubbiamente una sentenza gravissima, regressiva da ogni punto di vista sul piano giuridico e politico”.

Con quali motivazioni il Cga contraddice la sentenza del Tar?

“Il Cga, con affermazioni inaccettabili e fondate sul nulla, si spinge a dichiarare illegittimi gli atti di annullamento delle autorizzazioni regionali (marzo 2013), malgrado siano state più volte accertate le gravi carenze istruttorie da parte di numerosi soggetti. Accertamenti fatti, ricordo, non solo durante il lungo procedimento davanti al Tar di Palermo, ma dalla stessa Procura della Repubblica di Caltagirone, che per due volte ha ordinato il sequestro dei cantieri Muos per manifesta violazione delle normative urbanistiche e ambientali. Il Cga non fa alcun accenno al luogo in cui il Muos è stato realizzato, la riserva naturale ‘Sughereta’, area protetta dalle normative europee, nazionali e regionali, e allo straordinario patrimonio naturale. Non fa un accenno neanche ai rilievi delle emissioni esistenti nell’area, ben al di sopra dei parametri di legge, e ciò senza che sia ancora entrato in funzione il Muos, come provato dalla stessa Arpa Sicilia, dagli studi indipendenti del Politecnico di Torino e dall’equipe scientifica che ha collaborato con i No Muos, costituita dai maggiori esperti in campo mondiale sui pericoli dell’elettromagnetismo”.

Qual è attualmente la situazione del Muos dal punto di vista giuridico?

“La sentenza del Cga non ha effetti perlomeno diretti sul decreto di sequestro dei cantieri emesso dai giudici di Caltagirone, atto su cui presto dovrà esprimersi nel merito il Tribunale della libertà di Catania. Si tratta di organi giudiziari – sulla carta – ‘autonomi’ e ‘indipendenti’ dal potere politico. Ciò ci consente di sperare che ci siano ancora margini di manovra in campo tecnico-giuridico per bloccare il programma di morte. Voglio ricordare però che i No Muos non hanno mai hanno privilegiato la battaglia in sede giudiziaria, coscienti che la questione è di valenza politica. Solo la mobilitazione dal basso e le azioni dirette possono contribuire a imporre un cambio di direzione nelle gravi scelte in ambito militare dei diversi governi succedutisi alla guida del paese”.

Con la sentenza del Cga cosa succederà?

“La sentenza impone al Movimento No Muos un’ampia riflessione su quanto accaduto in tutti questi anni e sulla ferma volontà del Governo di andare avanti nel progetto, in violazione del dettato costituzionale, delle leggi e della volontà popolare. Mi auguro un rapido rilancio della mobilitazione a tutti i livelli, locali e nazionale, perché il Muos di Niscemi, i droni di Sigonella e l’asfissiante processo di militarizzazione che investe la Sicilia e le isole minori non sono questioni di interesse meramente ‘locale’ o ‘regionale’. Ovviamente nessuno può farsi da parte, e proprio ora non ci possono essere più alibi. In gioco non è solo il futuro dei siciliani, ma le stesse possibilità di sopravvivenza dell’intera umanità”.

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I veri responsabili dei massacri in Siria

(Azziouz Mokhtar – Osservatorio Internazionale per i diritti) – Il gioco del “chi uccide chi”(*) non funziona contro il governo di Assad. I Siriani, tanti, raffinati, colti, diplomati e laureati, molti dei quali cristiani, puntano il dito sui veri criminali, sui veri assassini e distruttori del loro paese. E sono, senza dubbio, i gruppi jihadisti guidati da Al Nusra, Daech, sostenuti da Ankara e Riyadh

Le opinioni pubbliche, qui, rischiano di rivoltarsi seriamente contro i guerrafondai nemici di Assad. Le testimonianze, le prove e i documenti sono inoppugnabili. Come lo sono stati per Bush jr e Blair in Iraq e Sarkozy in Libia. E se Le Haye (la sede della Corte Penale Internazionale, ndt) fosse un asilo appropriato per questi grandi criminali di Stato?

I Siriani che arrivano in massa in Europa, attraverso il Mediterraneo o i Balcani, ribaltano le opinioni pubbliche di queste contrade. Colti, civili, moderni e in maggioranza laureati: sono ingegneri, informatici, specialisti in settori di punta della medicina, ma la farmacologia, le belle arti, l’architettura, la scienza della costruzione dei pozzi, dell’economia delle acque, della ricerca in agricoltura non sono settori in cui eccellono di meno. I Nordici dell’Europa, o gli Scandinavi (come li chiamano, oltre che Tedeschi) non si sono sbagliati nel decidere all’unanimità (governo e opposizione) di aprire loro, interamente, le porte dell’accoglienza.

L’arrivo in massa di questi rifugiati ancora tanto amplificata mediaticamente, comporta dei problemi per i poteri pubblici, non tanto per avere preso – coraggiosamente – la decisione di accoglierli, ma perché mette a nudo le falsità contro Bachar che gli apparati di propaganda dell’Unione Europea hanno messo in campo da qualche anno.

Se i Siriani sono tanto raffinati, tanto istruiti e facilmente integrabili, è perché il sistema che li ha formati non è tanto da disprezzare. Questa pesante conseguenza è massimamente confermata dai Siriani che sbarcano in Europa. Quasi tutti affermano, dichiarano, cantano e gridano a squarciagola che stanno fuggendo dalle atrocità, non del governo, ma dei gruppi jihadisti criminali guidati a Al Nusra e Daech.

Esecuzione sommaria di soldati siriani fedeli a Bachar, da parte di “ribelli”

I media al servizio delle tesi intervenzioniste che vogliono distruggere lo Stato siriano fanno sempre più difficoltà a far passare questo messaggio. E ci riescono ancor meno tra i migranti siriani, parecchi dei quali sono cristiani. Questi ultimi, poi, vanno ancora più lontano. Difendono con le unghie e con i denti il governo di Assad e, prove alla mano, indicano le piste degli assassini. Sempre gli stessi, Daech e compagnia, con l’appoggio finanziario, logistico e politico della Turchia, dell’Arabia Saudita e del Qatar. Non vale la pena di cercare pidocchi sulla testa di Bachar tra i cristiani di oriente.

All’avvio delle guerre di Siria, fomentate dalla CIA e da diversi servizi segreti europei, francesi e inglesi soprattutto, sono state messe in giro delle teorie sul “chi uccide chi”, simili a quelle usate per l’Algeria dei tempi del FIS, GIA, AIS di Mezrag, ma la cosa non ha funzionato grazie alla testimonianza dei cristiani, al Vaticano e alla Chiesa romana. E’ stato quasi impossibile darla a bere.

Oggi, con le testimonianze fisiche dei rifugiati, questi tentativi suscitano soprattutto rabbia e le opinioni pubbliche europee rischiano di cambiare e trasformarsi in veri e propri tribunali per chiedere conto di tutto ciò.

La Corte Penale Internazionale di Le Haye

Tre nomi sono nel mirino dei custodi della memoria e della coscienza: Bush jr con la sua spedizione punitiva in Iraq, il suo complice, T. Blair l’inglese, oltre a Nicolas Sarkozy per i crimini di guerra e i crimini contro l’Umanità commessi in Libia, come subappaltatore di un comando della NATO.

Per il momento c’è solo qualche associazione che indica questa strada, ma niente garantisce a questi tre grandi criminali di Stato di poter passare quel che gli resta da vivere in assoluta tranquillità. E’ vero, certo, che fino a oggi il diritto penale internazionale non si è applicato ai Grandi della terra, ma ciò non toglie! Come dice il proverbio algerino “la paura dello sciacallo dà più piacere che gustarne le costolette” (Khalaâ ledhib khir men chey jnabou)…

E’ nondimeno interessante per tutte le donne e gli uomini di pace del mondo – e in Francia – sapere che Sarkozy è a metà strada tra Le Haye e l’Eliseo.

(*) Una retorica e strumentale questione che serviva a delegittimare il governo, in Algeria, durante la guerra civile contro i jihadisti negli anni 1990. Quando si scopriva un masacro, ci si chiedeva se era stato il governo o i jihadisti (ndt)

Fonte: Sponda Sud

L’ITALIA ERA UNA GRANDE POTENZA SCOMODA, DOVEVA MORIRE E COSÌ È STATO

L’Italia era una grande potenza scomoda per gli altri stati del nord,dovevamo morire e così è stato.Ecco chi sono i”sabotatori”che ci hanno portato a questo,la VERA storia d’Italia che tutti nascondono passando per i nostri capi di stato, Cia, Bilderberg, BR, Britannia ecc.

Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi. A Roma non mancano complici: pur di togliere ilpotere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.

E’ la drammatica ricostruzione che Nino Galloni, già docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato, fornisce a Claudio Messora per il blog “Byoblu”. All’epoca, nel fatidico 1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca. Non era “provincialismo storico”: Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi, fin che potè. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” il piano franco-tedesco. Galloni si era appena scontrato con Mario Monti alla Bocconi e il suo gruppo aveva ricevuto pressioni da Bankitalia, dalla Fondazione Agnelli e da Confindustria. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».

Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Lo dimostrano due episodi chiave. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, stratega del boom industriale italiano grazie alla leva energetica propiziata dalla sua politica filo-araba, in competizione con le “Sette Sorelle”. E il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima». Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell’Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa. Poi, su tutto, a congelare la democrazia italiana avrebbe provveduto la strategia della tensione, quella delle stragi nelle piazze.

Alla fine degli anni ‘80, la vera partita dietro le quinte è la liquidazione definitiva dell’Italia come competitor strategico: Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorano per cedere la sovranità nazionale pur di sottrarre potere alla classe politica più corrotta d’Europa. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil. Non è un “problema”, ma esattamente l’obiettivo voluto: mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell’industria e dell’occupazione. Degli investimenti pubblici da colpire, «la componente più importante era sicuramente quella riguardante le partecipazioni statali, l’energia e i trasporti, dove l’Italia stava primeggiando a livello mondiale».

Al piano anti-italiano partecipa anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smette di investire nella produzione e preferisce comprare titoli di Stato: da quando la Banca d’Italia non li acquista più, i tassi sono saliti e la finanza pubblica si trasforma in un ghiottissimo business privato. L’industria passa in secondo piano e – da lì in poi – dovrà costare il meno possibile. «In quegli anni la Confindustria era solo presa dall’idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione». Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: «Negli anni ’80 – racconta Galloni – feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati facevano la stessa politica, cioè investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell’acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo e quindi si guadagnava di più facendo investimenti finanziari invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l’inizio della nostra deindustrializzazione».

Alla caduta del Muro, il potenziale italiano è già duramente compromesso dal sabotaggio della finanza pubblica, ma non tutto è perduto: il nostro paese – “promosso” nel club del G7 – era ancora in una posizione di dominio nel panorama manifatturiero internazionale. Eravamo ancora «qualcosa di grosso dal punto di vista industriale e manifatturiero», ricorda Galloni: «Bastavano alcuni interventi, bisognava riprendere degli investimenti pubblici». E invece, si corre nella direzione opposta: con le grandi privatizzazioni strategiche, negli anni ’90 «quasi scompare la nostra industria a partecipazione statale», il “motore” di sviluppo tanto temuto da tedeschi e francesi. Deindustrializzazione: «Significa che non si fanno più politiche industriali». Galloni cita Pierluigi Bersani: quando era ministro dell’industria «teorizzò che le strategie industriali non servivano». Si avvicinava la fine dell’Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato. Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia, Sme (alimentare), nonché la BancaCommerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano.

Le banche, altro passaggio decisivo: con la fine del “Glass-Steagall Act” nasce la “banca universale”, cioè si consente alle banche di occuparsi di meno del credito all’economia reale, e le si autorizza a concentrarsi sulle attività finanziarie peculative. Denaro ricavato da denaro, con scommesse a rischio sulla perdita. E’ il preludio al disastro planetario di oggi. In confronto, dice Galloni, i debiti pubblici sono bruscolini: nel caso delle perdite delle banche stiamo parlando di tre-quattromila trilioni. Un trilione sono mille miliardi: «Grandezze stratosferiche», pari a 6 volte il Pil mondiale. «Sono cose spaventose». La frana è cominciata nel 2001, con il crollo della new-economy digitale e la fuga della finanza che l’aveva sostenuta, puntando sul boom dell’e-commerce. Per sostenere gli investitori, le banche allora si tuffano nel mercato-truffa dei derivati: raccolgono denaro per garantire i rendimenti, ma senza copertura per gli ultimi sottoscrittori della “catena di Sant’Antonio”, tenuti buoni con la storiella della “fiducia” nell’imminente “ripresa”, sempre data per certa, ogni tre mesi, da «centri studi, economisti, osservatori, studiosi e ricercatori, tutti sui loro libri paga».

Quindi, aggiunge Galloni, siamo andati avanti per anni con queste operazioni di derivazione e con l’emissione di altri titoli tossici. Finché nel 2007 si è scoperto che il sistema bancario era saltato: nessuna banca prestava liquidità all’altra, sapendo che l’altra faceva le stesse cose, cioè speculazioni in perdita. Per la prima volta, spiega Galloni, la massa dei valori persi dalle banche sui mercati finanziari superava la somma che l’economia reale – famiglie e imprese, più la stessa mafia – riusciva ad immettere nel sistema bancario. «Di qui la crisi di liquidità, che deriva da questo: le perdite superavano i depositi e i conti correnti». Come sappiamo, la falla è stata provvisoriamente tamponata dalla Fed, che dal 2008 al 2011 ha trasferito nelle banche – americane ed europee – qualcosa come 17.000 miliardi di dollari, cioè «più del Pil americano e più di tutto il debito pubblico americano».

Va nella stessa direzione – liquidità per le sole banche, non per gli Stati – il “quantitative easing” della Bce di Draghi, che ovviamente non risolve la crisi economica perché «chi è ai vertici delle banche, e lo abbiamo visto anche al Monte dei Paschi, guadagna sulle perdite». Il profitto non deriva dalle performance economiche, come sarebbe logico, ma dal numero delle operazioni finanziarie speculative: «Questa gente si porta a casa i 50, i 60 milioni di dollari e di euro, scompare nei paradisi fiscali e poi le banche possono andare a ramengo». Non falliscono solo perché poi le banche centrali, controllate dalle stesse banche-canaglia, le riforniscono di nuova liquidità. A monte: a soffrire è l’intero sistema-Italia, da quando – nel lontano 1981 – la finanzia pubblica è stata “disabilitata” col divorzio tra Tesoro e Bankitalia. Un percorso suicida, completato in modo disastroso dalla tragedia finale dell’ingresso nell’Eurozona, che toglie allo Stato la moneta ma anche il potere sovrano della spesa pubblica, attraverso dispositivi come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio.

Per l’Europa “lacrime e sangue”, il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c’è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d’uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema. Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il Pil. Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L’importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita». A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico». A meno che, ovviamente, non si proceda come in Grecia, dove «per 300 miseri miliardi di euro» se ne sono persi 3.000 nelle Borse europee, gettando sul lastrico il popolo greco.

Domanda: «Questa gente si rende conto che agisce non solo contro la Grecia ma anche contro gli altri popoli e paesi europei? Chi comanda effettivamente in questaEuropa se ne rende conto?». Oppure, conclude Galloni, vogliono davvero «raggiungere una sorta di asservimento dei popoli, di perdita ulteriore di sovranità degli Stati» per obiettivi inconfessabili, come avvenuto in Italia: privatizzazioni a prezzi stracciati, depredazione del patrimonio nazionale, conquista di guadagni senza lavoro. Un piano criminale: il grande complotto dell’élite mondiale. «Bilderberg, Britannia, il Gruppo dei 30, dei 10, gli “Illuminati di Baviera”: sono tutte cose vere», ammette l’ex consulente di Andreotti. «Gente che si riunisce, come certi club massonici, e decide delle cose». Ma il problema vero è che «non trovano resistenza da parte degli Stati». L’obiettivo è sempre lo stesso: «Togliere di mezzo gli Stati nazionali allo scopo di poter aumentare il potere di tutto ciò che è sovranazionale, multinazionale e internazionale». Gli Stati sono stati indeboliti e poi addirittura infiltrati, con la penetrazione nei governi da parte dei super-lobbysti, dal Bilderberg agli “Illuminati”. «Negli Usa c’era la “Confraternita dei Teschi”, di cui facevano parte i Bush, padre e figlio, che sono diventati presidenti degli Stati Uniti: è chiaro che, dopo, questa gente risponde a questi gruppi che li hanno agevolati nella loro ascesa».

Non abbiamo amici. L’America avrebbe inutilmente cercato nell’Italia una sponda forte dopo la caduta del Muro, prima di dare via libera (con Clinton) allo strapotere di Wall Street. Dall’omicidio di Kennedy, secondo Galloni, gliUsa «sono sempre più risultati preda dei britannici», che hanno interesse «ad aumentare i conflitti, il disordine», mentre la componente “ambientalista”, più vicina alla Corona, punta «a una riduzione drastica della popolazione del pianeta» e quindi ostacola lo sviluppo, di cui l’Italia è stata una straordinaria protagonista. L’odiata Germania? Non diventerà mai leader, aggiunge Galloni, se non accetterà di importare più di quanto esporta. Unico futuro possibile: la Cina, ora che Pechino ha ribaltato il suo orizzonte, preferendo il mercato interno a quello dell’export. L’Italia potrebbe cedere ai cinesi interi settori della propria manifattura, puntando ad affermare il made in Italy d’eccellenza in quel mercato, 60 volte più grande. Armi strategiche potenziali: il settore della green economy e quello della trasformazione dei rifiuti, grazie a brevetti di peso mondiale come quelli detenuti da Ansaldo e Italgas.

Prima, però, bisogna mandare casa i sicari dell’Italia – da Monti alla Merkel – e rivoluzionare l’Europa, tornando alla necessaria sovranità monetaria. Senza dimenticare che le controriforme suicide di stampo neoliberista che hanno azzoppato il paese sono state subite in silenzio anche dalle organizzazioni sindacali. Meno moneta circolante e salari più bassi per contenere l’inflazione? Falso: gli Usa hanno appena creato trilioni di dollari dal nulla, senza generare spinte inflattive. Eppure, anche i sindacati sono stati attratti «in un’area di consenso per quelle riforme sbagliate che si sono fatte a partire dal 1981». Passo fondamentale, da attuare subito: una riforma della finanza, pubblica e privata, che torni a sostenere l’economia. Stop al dominio antidemocratico di Bruxelles, funzionale solo alle multinazionali globalizzate. Attenzione: la scelta della Cina di puntare sul mercato interno può essere l’inizio della fine della globalizzazione, che è «il sistema che premia il produttore peggiore, quello che paga di meno il lavoro, quello che fa lavorare i bambini, quello che non rispetta l’ambiente né la salute». E naturalmente, prima di tutto serve il ritorno in campo, immediato, della vittima numero uno: lo Stato democratico sovrano. Imperativo categorico: sovranità finanziaria per sostenere la spesa pubblica, senza la quale il paese muore. «A me interessa che ci siano spese in disavanzo – insiste Galloni – perché se c’è crisi, se c’è disoccupazione, puntare al pareggio di bilancio è un crimine».

Fonte:  Libreidee.org

L’Opposizione austriaca denuncia la responsabilità degli Stati Uniti e della NATO nella crisi migratoria che sta sconvolgendo l’Europa

I media europei, in questa situazione di emergenza, in genere parlano di “grave crisi umanitaria” e di necessità di rivedere le politiche di immigrazione ma si guardano bene dal parlare apertamente delle cause che l’hanno provocata.

“Gli USA e la NATO hanno distrutto l’Iraq e la Libia con i loro interventi militari, le loro bombe ed i loro missili. Hanno dato sostegno economico logistico e militare all’opposizione del presidente Al-Assad in Siria ed ai gruppi terroristi. In questo modo hanno reso possibile la distruzione, il caos e la sofferenza nella regione”, ha dichiarato Heinz-Christian Strache, il leader del Partito della Libertà principale partito di opposizione in Austria, in una nota pubblicata anche sulla sua pagina personale di Facebook.

Allo stesso modo Heinz-Christian Strache, ha rigettato la proposta fatta dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama per il quale l’Europa dovrebbe assumersi la responsabilità principale davanti all’affluenza dei richiedenti asilo che provengono dalle zone afflitte dai conflitti in Medio Oriente ed in Africa del Nord.

“Gli Stati Uniti da decenni appiccano incendi in Medio Oriente e poi hanno la sfacciataggine di attribuire all’Europa la responsabilità del flusso dei rifugiati”, ha scritto l’esponente di opposizione austriaco.

Heinz Christian Strache

Nella stessa giornata migliaia di rifugiati sono arrivati in Austria negli autobus messi a disposizione dall’Ungheria, dopo vari giorni di protesta per il rifiuto dell’Ungheria di permettere la partenza dei treni con destinazioni internazionali. Secondo le informazioni dei media locali, nella capitale austriaca Vienna, grandi gruppi di profughi e richiedenti asilo sono saliti sui treni diretti verso la Germania ed alla fine del giorno sono arrivati nella città tedesca di Monaco, dove saranno distribuiti in altre città del paese.
L’allarmante cifra di 340.000 persone che sono arrivate alle frontiere europee ha suscitato una crisi di rifugiati senza precedenti nel vecchio continente.

Mentre nell’Unione Europea si discute sul problema delle quote da assegnare per l’asilo ad ogni paese e la chiusura delle frontiere, il mondo contempla le immagini di persone disperate in Ungheria, che cercano di salire su un treno con destinazione in Germania o in Austria.
I media europei, in questa situazione di emergenza, in genere parlano di “grave crisi umanitaria” e di necessità di rivedere le politiche di immigrazione ma si guardano bene dal parlare apertamente delle cause che l’hanno provocata.

Nello scorso 19 di Agosto, Katerina Konecna, deputata della Repubblica Ceka al Parlamento europeo, ha affermato che le politiche degli USA in Medio Oriente ed in Africa del Nord provocano “in grande misura” la crisi migratoria europea.

Si aggiungono a queste voci le dichiarazioni del Presidente Russo Vladimir Putin, il quale, di recente, ha sottolineato che la crisi migratoria che vive l’Europa è il risultato “prevedibile” delle politiche erronee dell’ Europa che segue ciecamente la politica di intervento militare di Washington e le misure di immigrazione adottate negli Stati Uniti.

In questo contesto i governi europei si rimpallano le responsabilità dell’accoglienza e scaricano soltanto su alcuni paesi l’onere di ricevere ed assistere le masse di migranti in arrivo e questo segna inevitabilmente il fallimento dell’Unione Europea che si dimostra una aggregazione di paesi senza una politica comune che non sia quella di asservimento alle direttive degli Stati Uniti ed alle regole economiche imposte dai potentati finanziari sovranazionali.

Fonti:

Traduzione e commento:  Luciano Lago per Controinformazione

Nella foto sopra: profughi arrivati in Austria

Nella foto sotto: il leader dell’opposizione austriaca, Heinz-Christian Strache

UNI SEX (nuova edizione). Cancellare l’identità sessuale: la nuova arma della manipolazione globale

-di Gianluca Marletta-

L’attacco alla sessualità, nei suoi generi maschile e femminile, rappresenta oggi il più sconcertante tentativo di manipolazione dell’essere umano mai tentato nella storia. In questo saggio (alla sua Seconda Edizione Aggiornata con più del doppio delle pagine) gli autori ripercorrono le tappe più recenti di un processo apparentemente inarrestabile, che sembra invadere ogni aspetto del vivere quotidiano, toccando temi scomodi e drammaticamente attuali:

  • dalle origini del genderismo all’affermazione dell’omosessualismo;
  • dall’omosessualismo alla distruzione delle “identità sessuali”;
  • dalla propaganda alla manipolazione dei media;
  • dall’attacco ai termini “madre e padre” all’imposizione della “cultura gay” nelle scuole;
  • dalle connivenze della politica alla legislazione liberticida e alla repressione del dissenso;
  • dagli uteri “in affitto”  allo sdoganamento della pedofilia.

INDICE DEI CAPITOLI E DEI PARAGRAFI:

Premessa……………………………………………………………………………………………………….7
Capitolo 1 – Manipolare l’uomo: l’ultimo “sogno”
dei poteri forti?…………………………………………………………………………………15
Il benessere in cambio della Copertina-214x300libertà…………………………………………………………17
Se le oligarchie economiche “tifano” gender…………………………………………..23
Anche i poteri politici “tifano” per il gender……………………………………………26
La Casa Bianca in prima fila a sostegno del gender…………………………………28
Perché i Poteri forti ci vogliono “gender”?………………………………………………30
Capitolo 2 – Storia dell’ideologia di genere. Dalla
“rivoluzione sessuale” agli esperimenti di John Money…………35
Alfred Kinsey, da entomologo a padre della rivoluzione sessuale………….36
Il ruolo di Heffner……………………………………………………………………………………39
Kinsey tra masochismo e pedofilia………………………………………………………….41
L’ossessione per Crowley ………………………………………………………………………42
John Money e l’invenzione del gender …………………………………………………..45
Il caso di David/Brenda Reimer………………………………………………………………48
Corsi e ricorsi storici………………………………………………………………………………54
Il termine “gender” finisce all’ONU…………………………………………………………56
Anche l’ONU “tifa” gender………………………………………………………………………56
Anche l’UNICEF si schiera………………………………………………………………………59
Capitolo 3 – Ideologia gender e “omosessualismo”…………………….65
La guerra contro gli psichiatri ………………………………………………………………..65
Strategie di “propaganda gay” per le masse:
desensibilizzazione, bloccaggio, conversione……………………………………………67
Capitolo 4 – Il bipensiero al servizio del gender.
L’invenzione della “neolingua”……………………………………………………..71
Dal bipensiero alla neolingua gender……………………………………………………….71
Quando dire “mamma e papà” è discriminazione …………………………………75
4.3. Il governo italiano “riscrive” l’italiano………………………………………………78
Capitolo 5 – Operazione propaganda: moda, tv,
musica e cinema……………………………………………………………………………….81
Mass media e “star” in campo per la manipolazione………………………………82
Il fenomeno Lady Gaga …………………………………………………………………………..84
Madonna sogna un mondo nuovo…………………………………………………………..87
L’estetica dandy nella moda ……………………………………………………………………87
Nomi “unisex” per i figli delle star!…………………………………………………………88
Serie TV “politicamente corrette”…………………………………………………………..89
Polemiche a Sanremo………………………………………………………………………………93
Pandroginia………………………………………………………………………………………………96
A Parigi sfila la moda unisex……………………………………………………………………97
La pubblicità al servizio della gay economy …………………………………………….98
Capitolo 6 – Boicottaggio vip: quando le star compiono
uno psicoreato………………………………………………………………………………….103
Alain Delon scandalizza la Francia ………………………………………………………..103
Lo scandalo Barilla ………………………………………………………………………………….104
Tocca a Dolce & Gabbana ………………………………………………………………………107
Le voci fuori dal coro………………………………………………………………………………111
Capitolo 7 – A scuola di “gender”: se la manipolazione
arriva nelle aule………………………………………………………………………………..117
Una riforma “gay” per le scuole d’Europa………………………………………………118
Gay e addizioni: il “gender” conquista la scuola britannica …………………….119
Nelle scuole francesi le “signore” hanno il “pistolino” ………………………….121
Anche l’Italia è pronta ad “allinearsi” ……………………………………………………..123
L’autoerotismo entra nel programma scolastico …………………………………..125
Gli asili come terreno di conquista ………………………………………………………..126
Capitolo 8 – Dalla propaganda alla repressione:
verso il “totalitarismo gender”……………………………………………………..131
L’invenzione dell’“omofobia”…………………………………………………………………..132
Le “violenze omofobe”: realtà e montatura di un mito mediatico…………134
In Germania e in Inghilterra scattano le manette!………………………………….135
La “ghigliottina gender” sulla Francia di Hollande ………………………………….137
La “guerra fredda del gender” contro la Russia ……………………………………..140
Capitolo 9 – Ideologia gender e pedofilia……………………………………….145
Modificare la percezione pubblica sulla pedofilia …………………………………..147
Ancora Kinsey ………………………………………………………………………………………..148
Quando Money sognava di legittimare la pedofilia ………………………………..149
Gli ambigui rapporti tra movimento omosessualista e pedofilia …………..151
Per i Radicali italiani la pedofilia è un “orientamento sessuale” ……………152
L’educazione sessuale secondo l’OMS……………………………………………………156
In principio fu Brooke Shields ………………………………………………………………..158
Hollywood, la Mecca dei pedofili ………………………………………………………….163
Musica………………………………………………………………………………………………………165
Dalle modelle bambine alle bambole per pedofili …………………………………168
Capitolo 10 – L’età ibrida del transumanesimo…………………………..175
Il “mistico sogno” di oltraggiare la natura ……………………………………………..175
Un Frankenstein sessuale: l’invenzione del “sesso X” ……………………………177
Dall’eugenetica all’estinzione della sessualità ………………………………………..179
Platone: l’amore come “mancanza” ………………………………………………………..182
L’androginia come coincidenza degli opposti………………………………………….185
Un mezzo per il controllo della popolazione ………………………………………..188
Verso l’uomo artificiale …………………………………………………………………………..190
Capitolo 11 – Orizzonte post-umano. Destinazione,
l’uomo OGM……………………………………………………………………. 195
Capricci da star ………………………………………………………………………………………197
Se fare figli è un lusso per pochi …………………………………………………………….200
Il businness delle madri surrogate …………………………………………………………..202
L’utero artificiale …………………………………………………………………………………….205
L’uomo nuovo …………………………………………………………………………………………209
Abolire la Natura…………………………………………………………………………………….212

Fonte: www.gianlucamarletta.it

IL PARLAMENTO EUROPEO AMMETTE LA PIÙ GRANDE DELLE TRUFFE: CONDIVIDERE!

– di Francesco Filini –

Finalmente arriva la risposta all’interrogazione presentata dall’Europarlamentare Marco Scurria sulla natura giuridica dell’€uro, e finalmente arriva la conferma: ci stanno truffando. Ci hanno sempre truffati. Ma andiamo per ordine.

Marco Scurria aveva chiesto chiarimenti sulla risposta data dalla commissione europea alla prima interrogazione sulla proprietà giuridica dell’euro presentata dall’On. Mario Borghezio, nella quale si affermava che nella fase dell’emissione le banconote appartengono all’Eurosistema, mentre nella fase della circolazione appartengono al titolare del conto sulle quali vengono addebitate. Attenzione perchè le parole negli atti ufficiali e nel linguaggio tecno-eurocratico vanno soppesate per bene. Quindi il commissario Olli Rehn rispondeva a Borghezio che la proprietà delle banconote cartacee (dove troviamo ben impressa in ogni lingua dell’Unione la sigla della Banca Centrale Europea) è dell’EUROSISTEMA. Ma cos’è quest’Eurosistema?
“L’Eurosistema è composto dalla BCE e dalle BCN dei paesi che hanno introdotto la moneta unica. L’Eurosistema e il SEBC coesisteranno fintanto che vi saranno Stati membri dell’UE non appartenenti all’area dell’euro.”
Questa è la definizione che si legge sul sito ufficiale della BCE. Quindi le Banche centrali nazionali stampano le banconote e si appropriano del loro valore nominale (ad Es. se stampare un biglietto da 100 ha un costo fisico per chi lo conia di 0,20 centesimi – valore intrinseco – le BCN si appropriano anche del valore riportato sul biglietto stampato). E l’On Scurria chiedeva quali fossero le basi giuridiche su cui poggiava l’affermazione del Commissario Olli Rehn:

“Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012
alla Commissione
Articolo 117 del regolamento
Marco Scurria (PPE)

Oggetto: Natura giuridica della proprietà dell’euro

In risposta ad un’interrogazione scritta sul medesimo tema presentata dall’on. Borghezio fornita il 16 giugno 2011, la Commissione informa il collega che “al momento dell’emissione, le banconote in euro appartengono all’Eurosistema e che, una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono addebitate in conseguenza”.
Può la Commissione chiarire quale sia la base giuridica su cui si basa questa affermazione?”

Nei tempi stabiliti dal Parlamento Europeo arriva la risposta:

“IT
E-000302/2012
Risposta di Olli Rehn
a nome della Commissione
(12.3.2012)
L’articolo 128 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea costituisce la base giuridica per la disciplina dell’emissione di banconote e monete in euro da parte dell’Eurosistema (costituito dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali). La proprietà delle banconote e delle monete in euro dopo l’emissione da parte dell’Eurosistema è disciplinata dalla legislazione nazionale vigente al momento del trasferimento delle banconote e monete al nuovo proprietario, ossia al momento dell’addebito del conto corrente bancario o dello scambio delle banconote o monete.”

Olli Rehn non fa altro che ribadire che dopo l’emissione, ossia dopo la creazione fisica delle banconote o più verosimilmente dell’apparizione in video delle cifre sui terminali dell’Eurosistema (totalmente a costo zero, se si esclude l’energia elettrica che mantiene accesi i computers…) la proprietà dei valori nominali appartiene al nuovo proprietario, ovvero a chi ha accettato l’addebito, a chi ha accettato di indebitarsi. Non solo. Olli Rehn, per giustificare l’affermazione secondo la quale rispondeva a Borghezio che l’Euro appartiene nella fase dell’emissione all’Eurosistema, cita l’articolo 128 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, dove nel comma 1 si legge:

“La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.”

E’ chiarissimo. Non c’è scritto da nessuna parte che la proprietà giuridica dell’euro emesso appartiene alla BCE o alle BCN. C’è soltanto scritto che la BCE può autorizzare l’emissione di euro a se stessa e alle BCN, dovendo controllare l’inflazione nella zona euro, così come stabilito dal Trattato di Maastricht. Ribadisce che solo l’Eurosistema può stampare le banconote o creare elettronicamente i valori nominali. Ma nessun riferimento giuridico, nessun trattato, nessuna legge, nessuna deliberazione, niente di niente ci dice che l’Eurosistema ha la facoltà di addebitare la moneta. E’ evidente che si appropria di questo grande ed esclusivo privilegio.
Ciò che diceva il prof. Giacinto Auriti trova finalmente conferma in un atto ufficiale della Commissione Europea: le Banche Centrali si appropriano del valore della moneta perchè emettono solo addebitando, prestando, e il prestare è una qualità esclusiva del proprietario. Auriti chiamava questo meccanismo la truffa del signoraggio, parola sulla quale oggi si fa volutamente grande confusione, essendo per la massa direttamente associabile alla farfallina di Sara Tommasi e a qualche improbabile personaggio del mondo della politica che fa avanspettacolo che le si accompagna.

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Non a caso l’indomito professore dell’Università di Teramo aveva denunciato la Banca d’Italia (organismo privato in mano per il 94% a banche commerciali e fondazioni bancarie) per truffa, associazione a delinquere, usura, falso in bilancio e istigazione al suicidio (grave piaga dei tempi nostri). Infatti la moneta, essendo il mezzo di scambio con il quale i cittadini riescono ad interagire tra loro dando vita al mercato, ovvero riuscendo a scambiarsi reciprocamente beni e servizi prodotti grazie al loro lavoro, deve appartenere esclusivamente a chi lavora, ovvero al popolo. Chi si appropria indebitamente del valore della moneta non fa altro che sfruttare il lavoro del popolo, lucrare sulle fatiche e sulla produzione altrui chiedendo che gli vengano pagati gli interessi sul prestito erogato. Questa è la gigantesca distorsione del nostro tempo, questa è la Grande Usura. E sotto il giogo di questa malefica piaga, sono finiti tutti i popoli d’europa che oggi pagano sulla propria pelle una crisi sistemica e indotta, figlia di un paradigma che dal 1694 (anno di costituzione della prima Banca Centrale, la Bank of England) si è imposto sulla vita dell’uomo.

Il meccanismo dell’indebitamento degli Stati da parte di organismi privati quali sono le Banche Centrali Nazionali è presente quasi ovunque. La Federal Reserve conia negli USA il dollaro, la Bank of England conia nel Regno Unito la Sterlina, la BCE conia l’Euro. Ma per quanto ci riguarda, esiste un’abissale differenza, che rende il sistema ancora più perverso: gli Stati dell’Unione non possono ricevere il credito direttamente dalla BCE (cosa che invece accade in modo diretto e subordinato negli altri paesi, ed Es. negli USA dove il Congresso ordina di stampare e la FED esegue) ma devono finanziarsi sul mercato, la parolina magica con cui ci prendono per i fondelli. In poche parole funziona così: la BCE crea denaro a suo piacimento, lo da in prestito alle banche commerciali (Draghi ha recentemente creato circa 1000 miliardi di euro prestandoli all’1%) e queste possono decidere se acquistare o meno i cosiddetti BOND, i titoli del debito (con tassi che vanno dal 5 al 7%). Non è possibile, quindi, per i paesi della UE attuare una propria politica monetaria, pur volendo accettare il meccanismo dell’indebitamento pubblico. Tutto è nelle mani della Grande Usura. I signori della Goldman Sachs, banca d’affari targata USA, siedono vertici delle grandi istituzioni bancarie, Mario Draghi ne è l’emblema. Ora hanno deciso di gestire direttamente anche le Istituzioni politiche, Mario Monti e Papademos sono i primi alfieri al servizio della Goldman.
La politica è messa sempre più all’angolo, ostaggio del sistema finanziario che controlla partiti, sindacati e mondo dell’informazione.
L’unica soluzione che abbiamo è quella di informare il più possibile. Questi meccanismi perversi devono essere conosciuti da tutti, nonostante il boicottaggio del sistema dell’informazione del regime usurocratico. Lo sforzo deve essere titanico, la volontà e la determinazione non devono piegarsi di fronte a niente.
A tutti noi un in bocca al lupo.

Fonti: www.losai.eu – L’ALTERNATIVA – www.rapportoaureo.wordpress.com