Internet: la rete tra hacker e criminalità informatica

In aumento gli acquisti on-line, ma anche i casi di frode. Il «phishing» è la truffa più diffusa. Insidia dialer.
«I dati dell’Osservatorio dell’e-Committee dell’Associazione Bancaria italiana, evidenziano che nel corso del 2004 è aumentato vistosamente l’e-commerce.
Rispetto al primo semestre del 2003, infatti, il numero degli utenti che ha effettuato acquisti on line è aumentato di quasi il 20%. Così come è cresciuto -rileva l’Eurispes- il numero degli internauti che visitano abitualmente le vetrine dei negozi virtuali: 14 milioni circa nel primo semestre del 2003, a fronte dei 15,2 milioni del 2004. L’indagine ha inoltre messo in evidenza che il principale timore degli utenti rimane quello relativo alla diffusione dei dati della propria carta di credito».

«Impropriamente definiti hacker, gli autori dei reati informatici sono esperti di computer e di programmazione che utilizzano il web per compiere le loro azioni criminali. Le tecniche utilizzate -sottolinea l’Eurispes- sono sempre più sofisticate e di difficile individuazione da parte degli addetti alla sicurezza informatica, che quotidianamente si preoccupano di difendere il web dalle nuove minacce». «Da qualche tempo la stampa e i mass media in genere definiscono hacker chiunque commetta un reato di tipo informatico, sia che riguardi una truffa telematica, sia che riguardi la creazione di virus. In realtà esistono precise differenze a riguardo: innanzitutto bisogna distinguere gli hacker dai cracker. I primi, la cui etimologia deriva dal termine inglese ‘to hack’ quindi ‘fare a pezzì (nel senso positivo di smontare un oggetto per capirne il funzionamento), sono esperti ed appassionati di informatica che si intromettono nei sistemi informatici altrui più per sfida che per frode». «La finalità dell’hacker non è quella di compiere un reato fine a se stesso, ma di rintracciare eventuali falle nei sistemi informatici delle grosse aziende per dimostrarne la vulnerabilità e proporre soluzioni, non nascondendo a volte anche una sottile vena sarcastica. Invece della categoria dei cracker fanno parte veri e propri criminali informatici, che senza regole morali utilizzano le proprie conoscenze per compiere reati informatici o atti distruttivi per puro spirito vandalico».

Le truffe ai danni dei ‘navigatorì «si possono configurare con le seguenti modalità:
– la prima vede l’impiego dei dialer: si tratta di software (‘connettori automaticì in italiano, ma raramente li si chiama così) che, scaricati sul computer, abbattono (automaticamente, appunto) la connessione ad Internet in corso e la indirizzano verso una numerazione collegata a un servizio a sovrapprezzo.

  • «La seconda modalità di truffa telematica utilizza il sistema della vendita di merci nelle aste on line. L’inganno non richiede particolari conoscenze informatiche da parte del truffatore che, con una semplice mossa, dopo aver intascato i soldi della vittima, recapitati attraverso regolare vaglia postale, fa perdere le proprie tracce, senza spedire la merce acquistata.

  • Il terzo tipo di truffa «è rappresentata dalle email-truffa che promettono impieghi caratterizzati da facili e alti guadagni. Sono state numerosissime, nel 2005, le truffe realizzate adottando questa spietata strategia.

  • «La quarta tipologia interessa la cosiddetta tecnica del phishing, nel 2005 la truffa telematica più diffusa. Si tratta di un sistema illegale per acquisire dati riservati e/o codici delle carte di credito

    Le cifre riportate dall’Eurispes «non vogliono generare paura e terrore nei confronti di Internet, i cui vantaggi sono nettamente superiori rispetto agli svantaggi: l’importante -viene sottolineato- è non sottovalutare le conseguenze negative che possono derivare dal suo uso scorretto». Il problema, quindi, «non è rappresentato da Internet, ma dall’uso che l’uomo fa di questo strumento tecnologico.

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